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2.5kg in 2 settimane! 3 di 3: Barcellona e un budino per due

gennaio 20, 2011

Bene, quello che una fugace visita di soli tre giorni a Barcellona mi permette di dire sulla città appartiene alla categoria dei soliti clichè:

1. Gli spagnoli sono molto amichevoli

2. Le opere di Gaudì sono imperdibili

3. Tapas, tapas, tapas

…e allora cosa ve lo dico a fare??? Beh, è che saranno pure i soliti cliché, e che magari uno si sarà pure rotto di sentire  quanto sono buone le tapas e quant’è bello Gaudì (non proprio lui, le sue opere) ma io non ci posso fare proprio niente se le tapas e Gaudì, singolarmente o in combinazione, varrebbero decisamente il viaggio già così. Se poi ci si aggiunge che gli Spagnoli che ho incontrato io sono stati davvero amichevoli…vabbè insomma, se non vi sta bene smettete di leggere, no!! Però considerate che vi sto risparmiando tutta la questione Ramblas/movida e Catalano/Castigliano (anche se non posso promettere di non farci un qualche riferimento casuale!)


Per i sopravvissuti, inizio subito con il luogo comune n.1: ah, gli Spagnoli, popolo caliente e socievole, aperto ed espansivo…sono sicura che da qualche parte su qualche guida, ci sarà anche espressamente scritto. E poi certo a uno gli viene da dire che mica si può fare di tutta un’erba un fascio e che non è mica sempre vero e che…vabbè vi racconto la storia, che, ammetto essere un singolo evento statisticamente non rilevante…però tanto simpatico e no, non si tratta di un abbordaggio, quindi potete smetterla di guardarmi così! Insomma sono lì al mercato della Boqueria, che come da indicazioni (cfr libro del cavolo, e a giudicare dalla quantità di turisti non devo essere stata l’unica ad averle lette) attendo diligente che si liberi un posticino da Pinotxo, questo tapas bar storico che si trova subito a destra dell’ingresso del mercato. Non appena la mia stentatissima padronanza del catalano (si, si, ok, lo spagnolo è coooooooosì simile all’italiano…e il catalano poiiiiiii :/ però secondo me se in una frase vi beccate più di tre parole che non siano a radice comune con l’italiano, le speranze sono più o meno quelle che si hanno con il norvegese) mi ha permesso di capire che la signora seduta al bancone mi diceva che il posto accanto a lei si era in effetti appena liberato ( e non che, come la sua gestualità lasciava invece eloquentemente capire, fosse ancora occupato dalla signora che sembrava essersi solo alzata per andare a fumare una sigaretta) mi sono accomodata su uno dei sedili. Almeno ora sono seduta, poi capire come si chiama ciò che voglio ordinare, ma soprattutto capire se tra le cose con nome a me del tutto sconosciuto c’è qualcosa che potrei volere ancora di più di quello che so già di volere, beh questa è un’attività che m’impegnerà almeno i prossimi 10 min. Ehm, però i tapas bar a pranzo sono effettivamente considerati dai Barcellonesi come posti in cui pranzare al volo, e quindi se per il pasto ci vogliono più o meno 20 min, 10 min di tentennamenti sul menu potrebbero essere considerati un pò sproporzionati. Aiutata da sguardi espressivi dei camerieri, raggiungo la conclusione che ho bisogno di accelerare un pò. Prendo tempo ordinando una cervesa, che almeno su quella non ci sono dubbi. E intanto noto che il tizio che mi si è appena seduto accanto, sembra parlare con i cuochi in perfetto catalano. O è un turista molto preparato oppure è proprio del luogo :)! E sarebbe già il secondo! In effetti, come avrò poi modo di constatare, nonostante la fama turistica, questo tapas bar rimane comunque ancora molto frequentato dai Barcellonesi. Verifico che parli anche inglese e inizio quindi a torturare il poveretto: cos’è quello, come si chiama questo, cosa significa quell’altro, e quella signora lì, no, non lei, quella accanto, ecco si, lei, cos’è che mangia lei? Ah bene, mi sa che lo voglio anch’io. I chipirones, seppioline in umido con fagioli, sembrano deliziose, ma visto che le ho mangiate fritte la sera prima, decido di non prenderle. La butifarra, una tipica salsiccia catalana, mi sembra un pò troppo pesante per riuscire a mangiarci qualcosa’altro insieme, il capipota, è qualcosa di carne ma mi sa che passo e quindi alla fine prendo i gambas a la plancha (gamberi alla piastra) e i ceci (garbanzos de Pinotxo, Sigrid insegna). Intanto il mio pazientissimo vicino continua con le spiegazioni e a momenti quasi mi commuove quando mi chiede se voglio assaggiare un pò della sua capipota! Quindi improvvisamente mi ritrovo a pescare pezzetti di qualcosa che sembra trippa (ma che potrebbe anche essere un’altro taglio di carne dalla consistenza un pò molliccia) dal piatto di questo perfetto estraneo estremamente disponibile! Ma tutto ciò non è che il preludio a quello che succederà al momento del dessert. Intanto proseguiamo, ignari degli eventi, con le nostre amabili chiacchiere su Barcellona e l’Italia. A un certo punto, proprio lui, l’uomo col gilè a righe, il proprietario storico di questo storico bar, fa una mossa sbagliata e si mette ad affettare un budino proprio sotto i nostri occhi. Entrambi rimaniamo rapiti dalla cremosità e arrendevolezza del candido dolce e già sappiamo di non poter resistere. In un inutile tentativo di procrastinare, il mio vicino senza nome chiede anche cosa ci sia nel budino e alla risposta che si tratta di un budino al formaggio, ci guardiamo negli occhi e decidiamo entrambi di prenderlo! Il mio interprete aggratis ordina una fetta anche per me. E qui, l’uomo del gilè proprio ci stupisce, (è vero che sono 3 post che dico che ho messo su qualche chilo, ma ora che addirittura il gestore di un ristorante si preoccupi della mia linea inizia ad essere imbarazzante), e cosa mi va a dire il gilettino? Nononononono, lui 2 fette proprio non ce le dà, perchè è trooooooppo pesante, ci basta e avanza una fetta da dividere in due!!! Cheee???? Vabbè che 12€ e qualcosa per 4 gamberi non è poco e che quindi non è che il gestore abbia bisogno di spillarci anche i soldi di una mezza fetta di budino per tirare avanti la baracca, però che lui vada contro i propri interessi a favore della linea dei suoi clienti mi sembra davvero un controsenso!! La sorpresa ci impedisce di sollevare qualcunque obiezione, e prima di riuscire a dire “ma…” ci vediamo arrivare un simpatico piattino con una fetta di budino e due cucchiaini. :)))) Mi chiedo se ci sono delle regole di mercato dietro a questa sua strategia, del tipo “se  dò due fette a voi poi non mi basta per gli altri”, o se il proprietario avesse anche un’agenzia matrimoniale e utilizzasse il bar come copertura, se sotto al bancone nascondesse l’arco di cupido, e se comunque fosse troppo miope da notare la fede del mio vicino. Mah, dubbi che mi rimarranno. Fatto sta che il mio imbarazzatissimo compagno di budino, mi confessa che è la prima volta che condivide un dolce con una totale sconosciuta, che tenerezza! Al che, anche io lo rassicuro dicendogli di non preoccuparsi, che era la prima volta anche per me! Per toglierci dall’impaccio, la mia componente tedesca si produce in una divisione chirurgica della fetta a metà, e finalmente si può procedere. Il budino in effetti era buono, anche se devo dire che tutte ‘ste distrazioni mi hanno un pò impedito di concentrarmi completamente. Tra l’altro quando abbiamo chiesto di che tipo di formaggio si trattasse, il sentirmi rispondere philadelphia, mi ha un pò deluso, mi aspettavo un localissimo formaggio catalano, beh vabbè ora non stiamo a fare gli esigenti! Al termine del pasto, il mio cavalleresco vicino mi ha ancora più stupita, pagando le mie bevande e la mia metà di torta e tutto ciò senza mai aver avuto l’intenzione di provarci!! Comunque, per gli amanti dei romanzi “harmony”, nonostante l’impegno profuso dal proprietario del Pinotxo, alla fine lo straniero ed io siamo andati ognuno per la sua strada senza neanche esserci presentati, quindi non conoscendo il nome del gentiluomo, non mi resta che indirizzare la mia riconoscenza verso uno sconosciuto e verso tutta la popolazione di Barcellona, per avermi fornito un così lampante esempio della rinomata espansività spagnola! Gracias!

2. Gaudì. Che dire, due parole: colori e curve. Seducentissimi colori che si distribuiscono nelle vetrate e si frammentano nei piccoli tasselli delle ceramiche per seguire le morbide curve di camini, muri, archi, tetti, e poi le geometrie, le luci, il calore del legno, mi hanno completamente conquistata. Al di là dell’impatto visivo delle sue opere, sono rimasta molto colpita anche dalle  innovazioni architettoniche e dalle trovate tecniche. Nonostante i prezzi stellari sono imperdibili (Casa Battlò: 18.15€ con audioguida inclusa, Sagrada familia 12€+2,50€ per l’ascensore+5€ per l’audioguida, Casa Milà ehm… meglio il Parc Guell che è gratis ;), insomma se siete intenzionati a  passare quanche giorno in più a Barcellona e volete vedere più di un’opera di Gaudì forse è una buona idea fare la Barcelona card o il biglietto per il Tour modernista, ma per soli 2 giorni non credo convenga tantissimo).




Ho passato 3 ore a visitare la Sagrada Familia (no no, non preoccupatevi uno ce la fa anche in mezz’oretta) e vi consiglio davvero l’audioguida perchè svela un pò tutti i simbolismi di Gaudì e accompagna attraverso le sue innovazioni tecniche e la storia della costruzione della Chiesa (ecco appunto, ecco spiegate le 3 ore!). Le colonne arborizzate e le volte iperboliche sono straordinarie e rendono l’interno di questa basilica imponente ma arioso e leggero, completamente diverso rispetto a ciò che avevo visto fino ad ora. E poi è troppo simpatica l’idea di stare lì col naso all’insù e vedervi passare accanto ingegneri e manovali con gli elmetti di sicurezza e con piante e progetti. Ci si sente parte di un’opera viva, in progressione. Sembrerebbe comunque che il 2020 sarà l’anno fatidico della fine lavori. In fin dei conti per quanto ci si lamenti sempre dell’incompiutezza della Sagrada Familia, non credo che 120 anni per un’opera di tale portata siano eccessivi!





3. Tapassssss

Le tapas hanno un solo difetto: la varietà, come si fa a scegliere??

A Barcellona comunque le tapas sono servite in porzioni più abbondati di quelle a cui ero abituata nei tapas bar tedeschi e quindi già due tapas sono sufficienti per un pasto, il che rappresenta un bel problema!! A cui io ho ovviato tramite i montadito. Si tratta di piccole opere d’arte, fettine o crostini di pane sormontate da una combinazione impressionante di ingredienti, da quelli semplici con soltanto prosciutto crudo (e ma non prosciutto qualsiasi, trattasi di jamon serrano Jabugo!), salmone crudo, o lonza (Lomo iberico) con pimientos de padron (peperoncini verdi fritti) a quelli più complessi con associazioni di formaggi e composte,frutti di mare in insalate elaborate, spiedini vari (uno a caso? Camembert fritto con marmellata di frutti di bosco…mmm) fino al trionfo delle crocchette o delle tortillas. In particolare volevo segnalare la Cerveseria Catalana, nell’Eixample, dove mi ha portato il mio amico Hiroshi. Oltre a una varietà di montadito molto buone e leggermente più economiche che altrove, ha moltissime tapas altrettanto deliziose e la possibilità di scegliere tra i numerosi frutti di mare freschi che verranno grigliati al momento per voi. Le Navajas a la plancha sono deliziose, si tratta di cannolicchi le cui carni morbide e dolci sono esaltate dalla cottura alla piastra. Tra l’altro essendo tutto in esposizione c’è il vantaggio che non dovete fare i salti mortali per capire come si chiamano le cose ma basta semplicemente prendere il vostro bel dito indice e puntare!



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