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Orecchiette con cime di rapa

marzo 4, 2011

E dopo avervi cucinato l’impossibile ritorno a un piatto casereccio e rassicurante, un classico pugliese, mica per altro, è che me lo sono mangiato giusto ieri :))!
Tra l’altro con questo piatto inauguro una nuova rubrica che mi casca a fagiuolo nel blog: qual’è il modo più semplice per vedere il bicchiere (nel mio caso la zucca) mezzo pieno? Ma riempirlo naturalmente!! E riempirlo di cibo poi è ancora meglio e quindi beccatevi la rubrica “Il bicchiere mezzo pieno”. Vi avevo accennato qualche post fa al fatto di aver comprato un nuovo libro di ricette, si tratta di “Bicchieri da gustare” di Isidoro Consolini, in cui tutte le ricette vengono presentate in bicchiere! Non che avessi bisogno di ricette in questo senso, perché come avrete avuto modo di accorgervi, ci ho già messo di tutto nei bicchieri. E’ che amo le monoporzioni, sono più semplici da servire, più scenografiche, da qualche tempo a questa parte molto trendy, più simpatiche e mooooooolto più facili da fotografare ;)), però ho pensato che qualche idea in più non guastasse, e in effetti, di suggerimenti carini in questo libro ce ne sono diversi. Prometto che resisterò alla tentazione di metterci anche le lasagne nel bicchiere, ma a parte questo non mi sbilancerò con altre promesse :))!!

Naturalmente la tendenza a presentare i cibi in bicchiere ha spopolato nei bar, per l’aperitivo o nel catering, per risolvere il problema di piccole porzioni che possano essere comodamente servite ai singoli clienti e che abbiano comunque un bell’aspetto, però in realtà non è una elegante soluzione solo per l’aperitivo o per l’antipasto, ma può essere inserito a livello di qualunque portata, ed è per questo che oggi vi presento un primo piatto in bicchiere.
Non è la ricetta ma l’idea della presentazione della pasta in bicchiere che ho preso dal libro di Consolini. Trovo davvero molto simpatico che siano i vostri ospiti a liberare la pasta dal bicchiere, sprigionando quindi i profumi del piatto che sono stati tenuti fino a quel momento sotto vetro, un modo per i commensali di partecipare alla preparazione del piatto, portandone a termine, con un gesto, la presentazione!

Tra l’altro quello che vedete in foto non è un bicchiere qualunque, ma è un bicchiere unico e l’ho scelto per questo piatto della tradizione pugliese proprio per il suo significato. Ai tempi in cui mio nonno e mia nonna si sposarono, era uso comune che la sposa portasse in dote tutto il necessario per la camera da letto, quindi lenzuoli ricamati a mano, copriletti, gli immancabili centrini fatti all’uncinetto, magari proprio dalla futura sposa, asciugamani e via dicendo (ora, è inutile dirvi che il risultato principale di questa deliziosa usanza è stato che mia nonna, non appena avuto il piacere di vedere la prima nipote femmina, ahimè la qui presente, ha prontamente iniziato ad accumulare tutto il necessario per la mia dote, non fosse mai che non potessi sposarmi a 18 anni per la mancanza di una essenziale camicia da notte in seta rosa con pizzo bianco candido…se non fosse che io a 18 non mi sono sposata…ehm e nemmeno a 30 se è per questo, fatto quest’ultimo che ha soltanto di poco rallentato la velocità di accumulo di mia nonna, che quindi si ritrova ora con un armadio stracolmo di cose che non mi è concesso utilizzare fino alla mia prima notte di nozze, momento che nel frattempo non sembra in alcun modo essersi avvicinato, mentre l’armadio a breve imploderà lasciando un buco nero immenso, cosa a cui, a dirvela tutta, mi sento di poter sopravvivere perché non sono tanto sicura di avere poi così bisogno di tuuuuuuutte quelle lenzuola bianco immacolato con merletti ancora piùimmacolati, per non parlare poi delle camicie da notte rosa con pizzo!!) mentre era usanza che lo sposo (il quale probabilmente non era un granchè con ago e filo) portasse in dote il necessario per la cucina. Mah, lasciando perdere il fatto che non mi fa impazzire l’idea che qualcun’altro possa decidere al posto mio di cosa ho bisogno nella mia cucina (passi la camera da letto, dove almeno per la maggior parte del tempo uno ha gli occhi chiusi, ma la cucina…la cucina cari miei non si toccaaaaaa!) bisogna dire che quanto meno mio nonno ha avuto buon gusto. Delle varie cose comprate all’epoca, dopo 67 anni, una guerra, l’emigrazione e 4 traslochi sopravvive ben poco, ma è con orgoglio che vi presento qui l’ultimo bicchiere di una potata da 6 che è giunto fino a me! E io a questo bicchiere gli voglio proprio bene, si si, ma proprio tanto, perché non è solo un bicchiere ma è tutto un mondo!! Voi mi direte che visto che gli voglio così bene, invece di riempirlo di orecchiette dovrei piuttosto metterlo in vetrinetta? Ma scusate, ma mica le persone a cui voglio bene le incornicio…no no…le riempio invece di orecchiette e ogni tipo di cosa commestibile preparata con le mie manine! Ehhh, ma che ve lo dico a fare ;))

Orecchiette con le cime di rapa
(per 4 persone)

orecchiette 350g (per la ricetta potete vedere qui)
rape 1kg
aglio, olio e peperoncino

Pulite le rape eliminando tutte le foglie esterne, tagliate le cimette evitando di conservare troppa parte della base, per le cimette più grandi incidete la base a croce, in modo che si cuociano meglio. In abbondante acqua salata, lessate le cime di rapa fino a metà (circa una decina di minuti), scolatele e conservate l’acqua di cottura. In una padella scaldate l’olio, fate imbiondire uno spicchio d’aglio e aggiungete uno cucchiaino di peperoncino macinato, unite le rape e soffriggetele per altri 10 min. Lessate le orecchiette nell’acqua di cottura delle rape, scolatele molto al dente e terminate la cottura nella padella con le rape.

In questo caso il piatto è stato servito in bicchiere :)), naturalmente se volete servire il piatto come primo vi conviene scegliere un bel bicchiere grande, ad esempio quelli da degustazione per il vino rosso, anche se con i tempi che corrono e le diete che imperversano a me quel bicchierino lì m’è proprio bastato :)!!

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From → pasta, primi, vegetariani

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