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Apple and berry pie di Jamie Oliver

marzo 15, 2011

Questa non è una ricetta ma è un’ammissione di colpevolezza, quindi in realtà anche se vi presento di nuovo un dolce dopo avervi promesso che di dolci per un po’ non ne avrei più fatti, secondo me non conta tanto, giusto?!! Si, ok, ce ‘sto a provà, ma con scarso successo immagino. Vabbè soprassediamo sulla necessità di porre rimedio al mio incontenibile desiderio di dolci e veniamo invece alla questione “colpevolezza”. Colpevole di che? Di istigarvi a un consumo eccessivo di dolci? Aridajeee, ho detto di no, c’è poco da fare outing su questa questione, mi sa tanto che ve ne rendete già conto sa soli. No, invece si tratta di una vera e propria confessione, un’altra?? Praticamente questo blog sta diventando un confessionale, e vabbè tanto non è l’unico ad essere fuori da una chiesa!! Comunque, si, un’altra confessione, in tempi in cui pare che per trovare un colpevole ci si debba trasferire su Marte, io approfitto dello spazio lasciatomi dai presunti innocenti e ne approfitto per autoaccusarmi di innumerevoli cose, quindi ecco la mia ennesima confessione!…è solo che non so come dirvelo…dunque…il fatto sarebbe…che in passato….mi è capitato spesso…ma proprio molto spesso…di nutrire una del tutto preconcetta e ingiustificata antipatia nei confronti di…Jamie Oliver!!

Oddio, l’ho detto. Ecco ce l’ho fatta!! Più che un’antipatia era una mancanza di fiducia, semplicemente vedevo questo aitante cuoco inglese che abbracciava e palpeggiava frutta e ortaggi e pensavo che fosse uno di quei casi in cui uno è famoso  più per il modo di fare affascinante che per meriti effettivi. Nel frattempo questa idea del non fidarsi di Jamie Oliver è rimasta sempre un po’ latente da qualche parte nella mia testa. Fino a quando sfogliando alcuni dei suoi libri di cucina sono rimasta estasiata dalle foto e incuriosita dalle ricette, e in un colpo solo mi sono ritrovata a comprare ben due dei suoi libri!! E devo dire che li adoro!!
Certo è vero che la bella facciotta fotogenica di Jamie è lì a fare capolino quasi su ogni pagina dando un po’ l’impressione di Jamiecentrismo, ma d’altronde avendo un così bel testone biondo come rinunciare ad abbellirci ogni pagina del libro?? Ad avercelo lo metterei anch’io un po’ ovunque! E’ vero che il suo modo di descrivere i piatti e gli ingredienti è così appassionato ed entusiastico che ogni tanto sembra volerci andare a letto con questa ultimate mushroom bruschetta o con quella utterly incredible slow-roasted lamb shoulder e che a uno gli passa un po’ la voglia di inventarsi delle piccole modifiche se lui ha già fatto the best steak and grilled chips ever, ma che vi devo dire, a vedere le fotografie di quello che cucina sembra quasi naturale che uno voglia andarci a letto con questi irresistibili e pressocchè perfetti piatti. Tra l’altro, credo di non poter più rinunciare allo stile naturale e un po’ casual delle foto di David Loftus e mi sono letteralmente innamorata delle illustrazioni che decorano le pagine di “Jamie at home” ad opera di The plant, insomma i libri sono graficamente ed esteticamente molto accattivanti (si si, anche la faccia di Jamie fa la sua parte ovviamente) e le ricette hanno tutte il suo tocco personale, sono molto accessibili, spiegate bene e molto intriganti. Insomma lo ammetto, in passato sono stata colpevole di essermi concentrata più sull’immagine del cuoco che sulle ricette preparate, falsando completamente il mio giudizio. Perdonoooooo! Ma adesso finalmente avrò la possibilità di rifarmi, e come primo atto di penitenza eccovi qui una sua fantastica ricetta!!

Erano già un paio di mesi che avevo tantissima voglia di una apple pie, la tipica torta di mele americana, avevo visto un paio di ricette molto interessanti su altri blog, ma alla fine ho voluto provare la versione di Jamie dal libro “Jamie et home“. La sua ricetta originale prevedeva le mele e le more cresciute nel vostro giardino inglese, in quanto tutto il libro è impostato su come creare e portare avanti il vostro orto, però ecco, diciamo che io per il momento mi sono accontentata delle mele comprate al supermercato e dei frutti di bosco generici surgelati (mpfff, ad avercele le more del mio giardino!!). L’altra piccola modifica è stata nella dimensione delle mele, che Jamie suggerisce di tagliare in 8 o 16 spicchi, io invece volevo proprio dei pezzettoni enormi e quindi ho tagliato le mele in quarti. Inoltre, molto stranamente per una apple pie, c’è pochissima cannella, mentre invece le mele vengono aromatizzate con dello zenzero sciroppato (!!) introvabile nel mio supermercato e quindi sostituito con zenzero fresco :).

Blackberry and apple pie di Jamie Oliver
(per una tortiera da 26cm)

per la “old-fashioned sweet shortcrust pastry”
farina 00 500g
zucchero a velo 100g
burro freddo 250g
la buccia grattugiata di 1 limone
uova 2
un goccio di latte

per il ripieno
mele Bramley 2 (io ho usato le golden gala)
mele Cox 4 (ho usato le pink lady, ma giusto perché sono quelle che ho trovato al supermercato, le varietà nella ricetta originale sono tipicamente inglesi, nei nostri supermercati non le ho mai viste, ma penso che le vostre mele preferite vadano benissimo)
zenzero sciroppato a pezzetti 1 cucchiaio (quello candito lo adoro, ma quello sciroppato non l’ho mai visto, quindi ho messo lo zenzero fresco tagliato molto sottile)
more 150g (ho utilizzato frutti di bosco congelati e ho diminuito la quantità a 50g perché volevo avere un forte sapore di mela)
uovo 1 per spennellare
cannella 1/2 cucchiaino (lui la usa per spolverarci la torta prima di infornarla, io l’ho messo dentro insieme alle mele)

Per la shortcrust pastry: Setacciate la farina e lo zucchero a velo, spezzettatevi il burro freddo e amalgamate con le mani fino a quando otterrete un composto sbricioloso in cui il burro si sarà completamente sciolto (si un po’ come il crumble di ieri), grattugiate la buccia di limone, unite l’uovo e il latte (più che un goccio io ne ho messo un cucchiaio) e amalgamate tutto insieme senza lavorare troppo altrimenti vi verrà gommosa invece che friabile. Avvolgete nella pellicola e lasciate riposare in frigorifero per 30 min.
Per il ripieno: sbucciate le mele e tagliatele in quarti (nella ricetta originale le bramley sono tagliate in 16 fette e le cox in 8), sciogliete il burro con lo zucchero in una casseruola, unite gli spicchi di mela e lo zenzero (e se per caso la fortuna vi ha assistito e avete quello sciroppato metteteci anche un cucchiaio di sciroppo), coprite e cuocete per 15min. Aggiungete poi i frutti di bosco e lasciate cuocere per altri 5 minuti senza coperchio. Fate raffreddare le mele. Intanto riprendete la pasta dal frigo, dividetela a metà e stendete due cerchi un po’ meno spessi di 1 cm e comunque sufficientemente grandi da rivestire la tortiera. Imburrate la tortiera per pie o comunque una tortiera con i bordi ondulati sarebbe l’ideale, stendetevi sopra il primo disco di pasta e tagliate lungo i bordi con un coltello in modo da eliminare l’eccesso di pasta. Scolate le le mele e i frutti di bosco, conservando il succo, disponetele nella teglia rivestita e distribuitevi metà del succo messo da parte (in realtà i miei fruttini di bosco si erano sciolti sul fondo della casseruola, quasi a formare una specie di marmellata, quindi ho fatto addensare un po’ di più sul fuoco e poi l’ho aggiunto per intero al ripieno). Spennellate i bordi con l’uovo sbattuto e coprite con l’altro disco di pasta, pressate i bordi insieme con le dita o con l’aiuto di una forchetta ed eliminate la pasta in eccesso. Spennellate la superficie con l’uovo e distribuitevi abbondante zucchero semolato e la cannella. Praticate 5 tagli al cento e con la pasta avanzata formate delle foglioline da incollare al di sotto dei tagli (se vi va naturalmente, l’importante è fare i tagli per permettere al vapore di fuoriuscire). Infornate a 180°C per 40-50 min nel centro del forno, a metà cottura spostate la torta un gradino più in basso e controllate che si colorisca ma non si bruci, se tende a diventare troppo scura coprite con dell’alluminio.

Mi piacerebbe descrivervi nel dettaglio i sapori di questa torta ma un raffreddore sigillante mi impedisce di sentire ogni odore e sapore :((, però mi è stato detto che era molto buona, un po’ generico ma comunque positivo come giudizio :)! Posso giusto dirvi che quei bei pezzettoni di mela erano proprio una soddisfazione sotto i denti !!

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From → dolci, torte

2 commenti
  1. Questa me l’ero persa, come mai? Forse tradurrei con pate brise vintage versione dolce, ma in inglese suona molto meglio. Sai che anche io ho dei tremendi pregiudizi nei confronti di mr. Oliver? Mi ha sempre dato l’idea di buttare gli ingredienti nei tegami alla rinfusa, parlando e sputacchiando contemporaneamente. Non ho mai comprato un suo libro ma sul quadernino mi sono segnata la ricetta di un suo ragu’ futuristico che a questo punto provero’ anch’io:-)

    • Il problema è anche un po’ che in alcuni casi la brisée viene definita una frolla senza uova, altre volte la frolla è una brisée senza acqua, immagino che il problema sia anche la brisée arriva dalla tradizione francese, dove (per quanto ci abbia capito leggendo il libro di Felder “Patisserie”) non hanno un corrispondente diretto della frolla italiana, ma hanno delle variazioni sulla brisée con aggiunta di uova ma anche variazioni sulle quantità di zucchero e burro, ma qui bisognerebbe chiedere a un francese! Nella ricetta di Jamie Oliver il rapporto farina burro è tipico della frolla e ci sono anche le uova più un goccio di latte, quindi io andrei per una frolla, però lasciando il nome originale gli rimane anche un alone di esotico!!
      Ma va? Pensavo di essere un caso raro di pregressa mancanza di fiducia in Jamie (ma sai che non riesco a chiamarlo col cognome, ha ha, sarà a causa di quel suo modo di fare alla mano), comunque mi chiedo se non lo avessi mai visto in TV e avessi soltanto provato le sue ricette, che impressione avrei avuto? Perché in effetti quella sua apparenza a metà tra l’imbonitore delle televendite e il ballerino di tip tap (e non è assolutamente in senso dispregiativo ma puramente estetico) può lasciare un po’ incerti. Di certo non se la tira, dà sempre ottimi consigli e spiega il perché di determinati passaggi, cosa che non sempre i cuochi famosi fanno!

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