Skip to content

Quiche rote Bete und Camembert della Metzgerei Schmitz (quiche alla barbabietola rossa e Camembert) e un pagliaccio poco antivirale

marzo 22, 2011

Ve l’avevo detto o no che vi avrei raccontato la storia del pagliaccio che non mi riparò il computer? Bene ecco, allora preparatevi al secondo racconto a puntate del blog dopo quello di inizio anno (e inizio blog, che potete trovare qui, qui e qui) e che svolgendosi a Colonia sarà accompagnato da alcune delle cose che ho mangiato più spesso durante la mia permanenza nella città.

PUNTATA N°1 Il pagliaccio del Nubbelverbrennung.

Perché pagliaccio? Beh, innanzitutto sicuramente perché il tizio aveva un costume da pagliaccio e poi, col senno di poi, per la sua totale incapacità ad essere serio, che per un pagliaccio va anche bene, ma quando il pagliaccio fa l’informatico e ha per le mani il tuo hard disk, forse non è il massimo. Va bene però devo ammettere che fidarsi di uno che è travestito da pagliaccio per tentare di recuperare il proprio portatile assediato da virus potrebbe essere considerato un approccio destinato a sicuro insuccesso. E proprio volendo essere lungimiranti si potrebbe pensare a un messaggio del destino che cerca di indicarti nella maniera più chiara e palese possibile (più di così, gli mancava solo un cartello con scritto “fossi in te dubiterei della mia serietà”) di non fidarti della persona che ti sei ritrovata davanti. Però, una scusante ce l’ho…era carnevale! E se avete trascorso anche solo un carnevale a Colonia, vi sarete resi conto che tutto è possibile. Per essere più precisi era l’ultimo giorno di carnevale, il mercoledì delle ceneri, quando si indossano i costumi e si va a ballare, cantare e bere nei bar per l’ultima volta prima di raccogliersi in cerchio, per le strade, con una candela in mano (ho ancora la macchia di cera sulla manica del giubbotto!), pronti a bruciare il grosso manichino che rappresenta tutti i peccati commessi durante i precedenti giorni di festeggiamenti, in un rito che viene detto Nubbelverbrennung. E visto che nella vita è anche un po’ questione di prospettiva, forse sarà stato il mio costume da donnina anni ’50, sarà stata la Koelsh, sarà stato che quando si stanno per bruciare i propri peccati già ci si sente più leggeri, fatto sta che dal mio punto di vista (e attraverso gli occhiali rosa con brillantino da segretaria anni ’50) penso di avere interpretato il fatto che il pagliaccio alle mie spalle mi chiedesse di fargli una foto e poi mi porgesse il suo biglietto da visita su cui c’era scritto “esperto informatico” (oltre che la sua mail per inviargli le foto), come un segno da parte della città di Colonia, che dopo avermi privato del mio unico computer causa virus mi indicava ora la soluzione al mio problema sotto forma di tecnico informatico/pagliaccio. E comunque il tizio garantiva prezzi stracciati, quindi valeva la pena provarci! Giusto? Ve lo dico con la puntata n.2!!

Ma veniamo al nostro piatto di oggi, ve ne avevo già parlato a proposito del mio post su Colonia dove, nel mio viaggio gastronomico attraverso la città, vi avevo descritto questo caffè dall’atmosfera molto particolare che ha sede in una ex-macelleria e che prepara  delle quiche (ma anche delle interessanti insalate e delle fantastiche torte) davvero deliziose, con abbinamenti di ingredienti sempre azzeccatissimi. Questa che vi presento oggi è stata la prima che ho assaggiato e a un certo punto avevo paura che non sarei mai riuscita a distaccarmene per assaggiare le altre!! E’ una quiche semplicissima, con barbabietole rosse e camembert, per quello che mi ricordo, non c’erano altri ingredienti e altri aromi. Prima di riuscire ad arrivare alla ricetta attuale ho fatto un paio di prove perché non ero sicura che non ci fosse assolutamente panna o un qualche tipo di legante, ma in realtà è davvero così, quella che assomiglia di più all’originale è semplicemente formata dal guscio di frolla, cotto in bianco, su cui appoggiare le barbabietole precotte e le fettine di camembert da grigliare velocemente. Il dolce della barbabietola, bilanciato dalla sapidità del camembert e dai suoi profumi, intensificati dal calore, danno una combinazione irresistibile (a patto che vi piaccia l’odorino del camembert ovviamente :))!!). L’impasto per la quiche viene dal libro del cavoletto che l’ha mutuato a sua volta da Felder, ed è davvero buonissimo, ho anche provato a farlo senza uovo (un po’ più brisée) e mi è piaciuto altrettanto quindi ora sono un po’ indecisa su quale sia il mio impasto per quiche preferito, mi dedicherò a un po’ di assaggi e vi farò sapere, ma per questa quiche vi do la ricetta originale cavoletto-felderiana.

Quiche rote Bete und Camembert della Metzgerei Schmitz
per la pasta per quiche
per uno stampo da 22cm (per uno stampo da 26cm)

farina00 200g (300g)
burro 90g (135g)
sale 5g (8g)
uovo 1 (basta 1 anche sulla maggiore quantità di farina e burro)
acqua 20ml (30ml)

per il ripieno
barbabietole rosse precotte 300g (500g)
camembert 150g (200g)

Preparate la pasta. Raccogliete la farina in un recipiente, aggiungete il sale e spezzettateci il burro freddo, amalgamateli bene, schiacciando il burro tra le dita insieme alla farina (se avete l’impastatrice siete delle donne fortunate e avete tutta la mia ammirazione/invidia, nemmeno vi dovete sporcare le mani :))!), unite l’uovo, mescolate e infine aggiungete l’acqua. Come di consueto per le frolle, lavorate fino a quando il composto diventa uniforme, ma poi fermatevi subito altrimenti tende a perdere di friabilità. Lasciate riposare in frigorifero per 30 min.

Intanto prendete le barbabietole, che come è noto crescono direttamente sulla pianta in comodi sacchetti sotto vuoto e che vengono raccolte solo a cottura al vapore avvenuta e deposte tal quali nei nostri banchi frigo (boh vabbè, quelle “vere” le vedi una volta ogni 18 anni e poi non sono mai così rosse!), tagliatele a fette abbastanza spesse (almeno 1cm), conditele con poco olio e un pizzico di sale.

Riprendete la pasta e stendetela non troppo sottile. Imburrate la tortiera e copritela con la pasta. Piegate i bordi in eccesso verso l’interno e schiacciate con le dita in modo da dare una forma ondulata. Bucherellate, coprite con della carta da forno e con dei fagioli secchi per evitare che in cottura la pasta cresca. Infornate a 180°C, per circa 30 min, sul ripiano più basso. Verso la fine della cottura, tirate fuori la tortiera, rimuovete i fagioli e la carta forno e cuocete altri 5-10 min lasciando la pasta scoperta. Sfornate e distribuitevi sopra le barbabietole a fettine, cercando di non sovrapporle troppo, rimettete in forno per altri 10 min (il tempo di riscaldare le barbabietole). Intanto tagliate il Camembert a fettine. Sfornate nuovamente, impostate il forno sul grill, distribuite il Camembert sulle barbabietole e grigliate per pochi minuti, non esagerate altrimenti il Camembert si liquefà completamente!
Se avete un forno a microonde sufficientemente grande, gli ultimi 2 passaggi potete benissimo farli nel microonde che è anche più veloce!
Di solito la mangio accompagnata da un’insalatina leggera.

Annunci

From → quiche

6 commenti
  1. Non sono mai stata a Colonia al carnevalenonostante fossi a un’ora di strada. La frolla la provero’ quando mi comprero’ la planetaria, ho le mani che scaldano troppo:-))) vanno bene solo con i lievitati. Buona giornata

    • Il carnevale a Colonia è un’esperienza che se possibile si deve provare almeno una volta, è un delirio!
      Jamie Oliver suggerisce di mantenere le mani fredde passandole sotto l’acqua corrente prima di iniziare a impastare, ma siccome a me sembra una forma di tortura, me ne frego e impasto lo stesso, tanto di solito ce le ho comunque fredde!! Però non vedo l’ora di comprarmi la planetaria…so già quale vorrei…:))

  2. livia permalink

    beata ignoranza!!!!! Ma cos’è la planetaria!?

    • è un’impastatrice, ma in effetti mi chiedo perché si chiami planetaria, perché la coppa in cui si impasta ha la forma di un planetarium?? Mah…

  3. Antonio C. permalink

    Questa ricetta è quasi una sfida..abbinare un vino ad un piatto che appare semplice e dolce,per la presenza della barbabbietola,ma insidiato dalla personalita’ forte del Camembert non è facile..ma pensandoci bene la barbabbietola è un’ingrediente che “si fa coccolare”,che si adatta quindi l’ingrediente da dominare è il Camembert e seguendo questa strada non ci sono mille possibilita’,la scelta è veramente ristretta a due possibilita’:se il Camembert è veramente buono dimenticate il vino che, se è mediocre servirà soltanto a sciacquare la bocca, se è importante, allora i due protagonisti si faranno del male tra di loro. Ci sono solo due possibilità che hanno lo stesso scopo: apportare un po’ di fruttato, o con un buon sidro brut (che sarebbe anche tipico visto che il Camembert viene prodotto in Normandia e questa terra è unica nella produzione di sidro dal quale viene anche ottenuto il Calvados,un distillato molto famoso invecchiato in fusti di quercia) o con un gewutztraminer alsaziano, in quest’ultimo caso saranno due grandi solitari che faranno la strada insieme in reale armonia.Io in realta’ amo in maniera spasmodica questo vitigno.Fra le uve aromatiche quella che è certamente più facile da riconoscere è proprio il Gewürztraminer, che grazie ai suoi aromi ricchi, concentrati, suadenti, affascinanti e potenti, è facilmente riconoscibile anche quando viene utilizzato con altre uve nella composizione dei vini. Il Gewürztraminer è probabilmente originario dell’Alto Adige,è un’uva capace di produrre eccellenti risultati nelle zone a clima freddo, il suo contenuto di acidi è piuttosto basso mentre è ricca in zuccheri, pertanto i suoi vini sono generalmente piuttosto alcolici. I colori tipici dei vini prodotti con Gewürztraminer assumono generalmente tonalità più intense rispetto a tutti gli altri vini bianchi. Se nella maggioranza dei vini bianchi sono i colori giallo verdolino e paglierino ad essere più frequenti, in quelli prodotti con Gewürztraminer sono le tonalità giallo dorato brillante e intenso a rappresentare la norma. Il motivo principale del colore di questi vini è dovuto essenzialmente al colore della buccia: il suo colore tendente al rosa conferisce al vino una tonalità gialla più carica e scura.Questa è considerata un’uva aromatica,probabilmente la più famosa fra le uve aromatiche,dove il tipico aroma di uva fresca e di succo d’uva rappresenta una caratteristica fortemente predominante.Oltre alla forte connotazione aromatica, il Gewürztraminer è riconoscibile anche per i forti aromi di frutta esotica e fiori, in particolare la rosa bianca e la rosa gialla. Anche le erbe aromatiche e le spezie sono riccamente presenti in quest’uva: una caratteristica che spiega la ragione della prima parte del suo nome “gewürz” che che in Tedesco significa “speziato”. Fra gli aromi di frutta esotica quello che caratterizza maggiormente quest’uva il litchi. Altri aromi di frutta tipici del Gewürztraminer sono la pesca, l’ananas, albicocca, pera, agrumi, banana e mela. Fra le erbe aromatiche più tipiche di quest’uva troviamo la salvia, tuttavia è possibile percepire anche aromi di menta, timo e origano (io ritorno a dire che TUTTO QUESTO una persona comune o anche un’esperto bevitore non puo’ riconoscerlo,sono pochi al mondo che ne hanno la grande capacita’ ma rimane il fatto che questo vino possiede un bouquet che veramente pochissimi vini riescono ad avere senza un’ invecchiamento in botti di legno,questo denota la grandezza di questo vitigno). Il Gewürztraminer,come abbiamo gia’ detto,è un’uva con un contenuto di acidi piuttosto basso e zuccheri in buona quantità. Il risultato è pertanto rappresentato da vini poco acidi e piuttosto alcolici, piacevole morbidezza e, grazie alla sua forte e prorompente aromaticità, gusti intensi e buona corrispondenza con il naso. Si possono essenzialmente identificare quattro stili distinti di Gewürztraminer: secchi con corpo leggero, secchi e di corpo, abboccati e dolci. Spesso nei vini secchi e di corpo, la loro struttura può ingannare il degustatore in quanto la loro elevata morbidezza – quasi vellutata – potrebbe essere confusa con la dolcezza. La percezione del dolce è invece evidente – e corretta – nelle vendemmie tardive e nelle Sélection de Grains Nobles Alsaziani. La dolcezza è inoltre tipica nei vini prodotti con uve attaccate dalla Botrytis Cinerea(una muffa nobile che attacca il grappolo un po’ piu’ maturo rilasciando altre e alte proprieta’)…ci rimane da dire che,secondo me,tutto questo non prende valore se non accompagnato da una buona compagnia e un’ottima musica..per quest’ultima consiglio DESPERATE MAN di KALABRESE(musica jazz-dip per creare la giusta atmosfera e assecondare la sensualita dei profumi che andrete ad abbracciare)..buon assaggio-viaggio a tutti,sperando che sia di vostro gradimento..

    • Antonio, come sempre i tuoi commenti sono sensazionali!! :))
      Ti posso dire che mi hai stupita? Non pensavo che abbinassi al camembert un vino bianco, ma in effetti leggevo ieri che ci sono un po’ di disaccordi sul colore del vino da abbinare a questo formaggio. Sarei davvero interessata a vedere cosa ne sarebbe delle note terrose della barbabietola, velate dall’intenso profumo del formaggio, in associazione con questo vino aromatico. E il sidro poi mi sembra davvero un’idea intrigante, brut non l’ho mai bevuto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: